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BEAUTY NEWS

Dal successo della commedia coming-of-age Non ho mai… alle raffinate serie drammatiche come Hollywood e The Eddy, Netflix va a gonfie vele ultimamente. Per chi non fosse ancora sazio ci sono buone notizie: un calendario estivo ricco di aspiranti candidati a premi importanti, serie amatissime che ritornano, commedie politiche e thriller pieni di azione. Ecco una selezione dei cinque titoli da tenere d’occhio nei prossimi mesi, con le date da segnare in agenda.

1. Una commedia divertente: Queer Eye (5 giugno) Queer Eye5
Queer Eye
Courtesy Netflix

Non c’è nulla di più edificante della missione dei Fab Five intenti a rendere il mondo un posto migliore. Nella quinta stagione della serie di successo, Jonathan Van Ness, Tan France, Bobby Berk, Karamo Brown e Antoni Porowski sbarcano a Philadelphia per trasformare la vita di dieci nuovi eroi. Aspettatevi sequenze di montaggio sui cambi di look, pulizie di armadi e rivelazioni strappalacrime che vi restituiranno fiducia nell’umanità. Effetto buon umore garantito, e non se ne vede l’ora.

2. Un'epica avventura: Da 5 Bloods - Come fratelli (12 June) Da 5 Bloods
Da 5 Bloods
Courtesy Netflix

Dopo la trionfale vittoria agli Oscar con il film poliziesco BlacKkKlansman del 2018, Spike Lee torna con una storia che fa riflettere su quattro veterani afroamericani che fanno ritorno sul campo di battaglia in Vietnam per cercare i resti del loro caposquadra (Chadwick Boseman). L’altra motivazione? Un tesoro che hanno sepolto laggiù al tempo del conflitto. Diversamente dai predecessori - Apocalypse Now (1979) e Platoon (1986) - questo film si concentra sulle esperienze dei soldati neri che combatterono per un governo che in seguito continuò a discriminarli. Inframezzato da filmati d’archivio di manifestazioni di protesta e discorsi politici, è una rivalutazione storica con le caratteristiche di un war drama. D'attualità ora più che mai visto il caso George Floyd.

3. Uno spy thriller avvincente: Wasp Network (19 June) The Wasp Network
The Wasp Network
Courtesy Netflix

Édgar Ramírez, Penélope Cruz e Gael García Bernal guidano un cast di grandi nomi nel film di spionaggio internazionale di Olivier Assayas. Basato sul libro Os últimos soldados da Guerra Fría di Fernando Morais, segue un gruppo di ambigui agenti dell’intelligence cubana che si fingono dissidenti negli anni Novanta. Dopo essere arrivati negli Stati Uniti, s’infiltrano nelle organizzazioni anti-castriste e mandano informazioni in patria nella speranza di prevenire ulteriori attacchi terroristici. Visivamente straordinario e moralmente torbido, questo thriller contiene abbastanza intrecci e colpi di scena da tenervi con il fiato sospeso

4. Una satira esagerata: The Politician (19 June) The Politician
The Politician
Courtesy Netflix

La prima stagione della serie di Ryan Murphy ambientata al liceo descriveva l’ascesa politica di Payton Hobart (il vincitore di un Tony Award Ben Platt), un ambizioso adolescente che organizza una campagna per diventare presidente del corpo studentesco sperando che ciò lo aiuti ad arrivare un giorno alla Casa bianca. Dopo una vittoria dolceamara e dopo che Payton è costretto alle dimissioni, la serie faceva un salto in avanti di tre anni, concludendosi con Payton studente di college a New York che decide di candidarsi al Senato dello stato. La seconda stagione documenterà questa corsa giovandosi della presenza di due leggende del cinema: Judith Light, nel ruolo della senatrice in carica con un profondo e oscuro segreto, e Bette Midler, nei panni del suo stizzoso e irriverente capo di gabinetto. Che i giochi comincino.

5. Un action movie da adrenalina: The Old Guard (10 July) The Old Guard
The Old Guard
Courtesy Netflix

Dopo Mad Max: Fury Road (2015) e Atomica bionda (2017), un film d’azione con Charlize Theron è sempre un buon motivo per festeggiare, ma la saga di supereroi di Gina Prince-Bythewood ha qualcosa in più. Charlize Theron interpreta Andromaca di Scizia, leader di una squadra di guerrieri immortali che combattono da millenni per proteggere il mondo. Presto trovano una nuova recluta – un’americana che serve nei Marine che si risveglia dopo essere stata uccisa in azione (Kiki Layine) – ma diventano essi stessi dei bersagli quando i loro poteri segreti diventano improvvisamente noti. Aggiungeteci numeri pericolosissimi e scene mozzafiato e avrete un colossal estivo che potrete godervi in streaming nella comodità di casa vostra.



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L’antidoto ad un’estate di distanziamenti e mascherine è un tuffo in un passato prossimo, vicino eppure lontanissimo, con il nuovo film Netflix, Sotto il sole di Riccione, sulla piattaforma dal primo luglio. Questo concentrato di cultura pop mette insieme una nuova generazione di attori, sceneggiatori e registi, con un deus ex machina come Enrico Vanzina.

La colonna sonora delle vacanze – a partire dalla canzone che dà il titolo alla storia – è firmata da Tommaso Paradiso, ex leader dei TheGiornalisti, che ha tenuto un concerto gratuito in piazza l’ottobre scorso per girare proprio la scena della sua esibizione sul palco. Per i suoi videoclip – ma anche per quelli di Jovanotti e Marco Mengoni – sono conosciuti invece Antonio Usbergo & Niccolò Celaia, nome d’arte YouNuts, che stavolta firmano la regia.

Sotto il cielo di Riccione
Sotto il cielo di Riccione

Accanto ad una “vecchia guardia” collaudata composta da Isabella Ferrari, Luca Ward e Andrea Roncato sfila un gruppo variegato di giovanissime conferme, capitanate da Cristiano Caccamo (recentemente star di Celebrity Hunted con Fedez e Francesco Totti). Gli altri sono volti noti ai Millennial nelle produzioni più amate: Lorenzo Zurzolo viene da Baby, Ludovica Martino da Skam Italia, Saul Nanni da Alex & co e Sergio Ruggeri di Maggie and Bianca. Accanto a loro bucheranno lo schermo nomi forse meno familiari, ma che presto diventeranno teen idol (Davide Calgaro, Matteo Oscar Giuiggioli, Claudia Tranchese e Fotinì Peluso).

Amori e amicizie in vacanza legano questi personaggi tra di loro, intrecciando ricordi nostalgici e trepidazioni presente. Sono molto diversi tra di loro: Vincenzo (Lorenzo Zurzolo) è un giovane non vedente con mamma ingombrante al seguito (Isabella Ferrari), che cerca la propria indipendenza e i primi batticuori, mentre Furio (Davide Calgaro) è il figlio del gestore del bagno frequentato da tutti loro, un collante per questa cricca romantica e un po’ buffa. Marco (Saul Nanni), tutto occhiali e timidezza, è perdutamente innamorato da cinque anni di Guenda (Fotinì Peluso), che invece non lo considera affatto sotto quel punto di vista. Ecco allora che entra in scena Gualtiero (Andrea Roncato), una sorta di guru del rimorchio, con trascorsi da playboy ai tempi da bagnino. Il testimone di guardiaspiaggia passa a Ciro (Cristiano Caccamo), un ragazzo del sud con tanti sogni di gloria musicali, che poi ripiega su questo lavoretto estivo. Tutti, in un modo o nell’altro, cercano qualcosa, a prescindere dall’età e a volte anche senza saperlo.

Sotto il cielo di Riccione
Sotto il cielo di Riccione
Sotto il cielo di Riccione
Sotto il cielo di Riccione

Un classico, insomma, tra ombrelloni e pedalò, per chi sogna un periodo di relax dopo un anno intenso. E non si può certo dire che il 2020 non l’abbia reso più necessario – e anche più complicato – quindi il tempismo sembra perfetto per tornare a sorridere ripensando alle avventure al mare, alle compagnie di un tempo e forse anche alle occasioni perse.

Nel trailer si vedono tutti i must di stagione, dal gioco della bottiglia alle serate in discoteca. Si vedono tuffi in piscina, tentativi di uscire dalla friendzone con impacciati tentativi e qualche sbirciatina di troppo sui social, per non parlare delle app d’incontri e dei consigli da Cupido di amiche un po’ troppo disinvolte.

Il cocktail ideale per un racconto leggero e divertente? A giudicare dalle prime immagini rilasciate da Netflix, sembrerebbe di sì.

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“A volte i sogni più piccoli si trasformano in qualcosa di grande. Non fatevi ingannare dall'apparente semplicità e leggerezza di questo libro: è molto più di quello che sembra e, come tutte le cose migliori, cela tra le righe le sue bellezze più preziose. È nato così, semplicemente, dalle riflessioni e da qualche aneddoto sul mio mestiere scambiate con Claudio Gallone [...]. È la celebrazione di un mondo che è fatto di conoscenza della materia, ascolto del cliente e consapevolezza nel saperne identificare i bisogni. Che a volte significa mettere da parte estro, ego e abilità e servire il bicchiere di vino di cui la persona dall'altra parte del banco ha, magari, davvero voglia”.

Questo è un ritaglio dell’introduzione che il bartender Flavio Angiolillo ha scritto di suo pugno nel libro da poco pubblicato (Giunti Editore), “Il Piccolo Barman”. Chi di voi non ha letto una delle opere letterarie più celebri del XX secolo e tra le più vendute della storia, “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry? Ebbene, si parte proprio da qui (anche tramite i colori di Serena Conti che ne ha curato le illustrazioni) ma con un’ambientazione più reale, quel limbo tra sogni e realtà che si cela dietro il banco di un cocktail bar, che alla fine è l’anima di ogni bartender.

Forse un azzardo osare così tanto? Accostare il mondo del bar ad un’opera di tale levatura? “Ho riletto il libro, il Piccolo Principe viaggiava per lo spazio conoscendo diversi personaggi che gli hanno insegnato molto. Nel mio caso sono state le persone a venire nel mio bar, e così le ho conosciute. Chi mi è amico sa di cosa sono capaci i viaggi che ho nella testa, associo le tante persone che incontro e nella mia “scatola” - la stessa della versione originale che l’aviatore ha disegnato su richiesta dal bambino - le faccio convivere. Diventano i miei personaggi e di loro ho parlato a lungo pensando: devono entrare nel libro!”.

Da qui parte il viaggio di uno dei bartender più noti d’Italia (a Milano, insieme ai suoi soci, ha costruito un impero di cinque locali tra cui Mag, Iter, 1930 Secret Cocktail Bar, Backdoor, Barba, oltre a Farmily produttrice di distillati e non) che, insieme ad Elena Ceschelli (Bevande Futuriste Cortese), ha avuto la giusta pensata di raccontare il mondo del bar, sempre più “marchettizzato” e frainteso, in maniera diversa, in pieno stile Angiolillo.

A differenza de Le Petit Prince, dedicato all’amico (bambino) dell’autore, Leone Werth, questo libro si rivolge a tutti, perché possano capire cosa accade nei luoghi che frequentano per i loro drink, ai giovani che vogliano intraprendere questa strada, ai bartender “navigati” che ogni tanto dovrebbero mettere l’ego da parte e concentrarsi più sulle richieste di chi ordina, e a volte desidera, soltanto un semplice americano.

Claudio Gallone, giornalista e consulente filosofico che si è occupato praticamente della stesura, ha scelto di partire dal Backdoor 43, il più piccolo bar al mondo sul Naviglio milanese. Da qui nascono e si intrecciano storie di personaggi reali e non, dal medico alla donna manager, dal politico al vanitoso, e fino all’Artemisia, che in realtà è la piantina di Assenzio usata nei cocktail, che sostituisce l’amata rosa del Piccolo Principe. “Il personaggio a cui tengo di più è forse il cliente ideale (per altro reale ma di cui non dirò il nome) perché sa esattamente come comportarsi, capisce quando siamo sotto stress e non deve distrarci, e quando invece sì, è di poche parole e solo dopo due anni ho saputo che lavoro facesse”, racconta Angiolillo.

Potrebbe sembrare banale e a tratti scontato ma ordinare e bere un drink ha del sentimento, chi scrive frequenta i cocktail bar di mezzo mondo e l’empatia (mai uguale) che un bancone è in grado di instaurare tra chi lo vive, è pari a pochi altri momenti di questa nostra vita frenetica.

“Dal libro viene fuori l’essenza del nostro mestiere, la voglia di lavorare, tutti pensano che abbiamo una bellissima vita ma dormi poco e prendi aerei in continuazione. C’è tanto amore e tanta fatica, riuscire a spiegarlo come si deve non è semplice e solo qualcuno con un ego spropositato e arrogante come Gallone  poteva farlo. Sono contento di ciò che abbiamo fatto!”, conclude.

Ora siete curiosi? Non sveliamo di più, il bello sarà sfogliare e godersi il Piccolo Barman come fareste con il vostro cocktail preferito…

Dal Piccolo barman è scaturita anche l’ispirazione per i cocktail che presenzieranno la drink list in arrivo, a Marzo 2020. Eccone due.

Vesper del Vanitoso una parte di gin una parte di vodka mezza parte di Pineau des Charentes (a sostituire il Kina Lillet) scorzetta di limone

Negroni del Marinaio 30ml Campari 30ml Vermouth del Professore 10ml Mezcal Bruxo 10ml Old Sailor Coffee



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Dieci capolavori imperdibili del mondo del fumetto per questa nuova lista di libri consigliati Vogue.it. Nessuna esaustività o enciclopedicità, ci mancherebbe, ma una lista di 10 libri da chiedere nella vostra libreria o fumetteria di fiducia per scoprire il mondo del graphic novel o per arricchire la vostra conoscenza dell'universo della narrazione a fumetti. Una selezione di grandi titoli indipensabili ma forse, alcuni di essi, non troppo conosciuti. Ed è solo il volume 1.

Scott McCloud, Capire il fumetto - L'arte invisibile (BAO Publishing)

Iniziamo con un graphic novel anomalo perché siamo più nei pressi della saggistica che della narrativa. Il capolavoro di Scott McCloud è l'occasione di capire, scoprire e ridefinire completamente il vostro sguardo sul mondo del fumetto. E su quello della narrazione per immagini (anche in movimento).

Igort, Quaderni Giapponesi I e II (Oblomov) IgortIgort
Igort
Leonardo Cendamo

Difficile scindere in due l'opera dell'anello di congiunzione artistica tra oriente e occidente e quindi il consiglio è sull'omnibus di entrambe le opere. Storie, esperienze, ricordi, suggestioni: i Quaderni Giapponesi di Igor Tuveri sono quella racconto che vorresti sentirti narrare per sempre aggiungendo a ogni pagina un "E poi?". Due volumi generosi tanto nel contenuto quanto nella forma, curata in modo maniacale, da avere in accoppiata. 

Vincenzo Filosa, Italo (Rizzoli Lizard)

Difficile trattenersi dall'usare il termine capolavoro di fronte a Italo di Vincenzo Filosa. Uno spaccato di orrore contemporaneo, macilento e vibrante ma privo della consueta pornografia del degrado. Le cose come sono e come stanno, nella loro inaccettabile realtà. Incredibile.

Moebius, Arzach (HUMANOIDES ASS)

MoebiusMoebius -
Moebius
Herve BRUHAT

Moebius reinventa il linguaggio del fumetto, ribaltandolo, silenziandolo, esplodendolo ed elevandone le potenzialità oltre il limite conosciuto. Storie da studiare, vignetta dopo vignetta, che echeggiano di silenzi eterni e mistici. Staordinario. 

Gianni De Luca, Trilogia shakespeariana (NPE)

Una delle perle troppo poco citate del fumetto italiano. Una narrazione unica nel suo genere, straordinaria per dinamicità e trovate visive, che colpisce dritto al cuore il lettore e restituisce uno Shakespeare praticamente inedito. Il monologo di Amleto reso dalla inventiva di De Luca è da antologia.

Marjane Satrapi, Persepolis (Rizzoli Lizard)

È Persepolis. È una delle opere più importanti della storia del graphic novel. Nient'altro da aggiungere. 

Alan Moore - Dave Gibbons, Watchmen (Lion)

Alan MooreUK - Edingurgh - Writers Attend Edinburgh International Book Festival
Alan Moore
Colin McPherson

Di Alan Moore avremmo potuto selezionare almeno altre tre o quattro opere. Watchmen è forse la più conosciuta e di sicuro la scelta appare obbligata (e scontata), ma la storia dell'assassinio del Comico, di Rorschach, dei Minutemen e dell'ucronia ideata dal Bardo di Northampton è, oltre che un testo di incredibile bellezza e potenza, anche la summa in forma di racconto della storia del fumetto supereroistico (e picaresco).  Uno spaccato storico e una dichiarazione d'amore alla golden e silver age dei comics. 

Julie Maroh, Il blu è un colore caldo (Panini Comics)

C'è qualcosa di straordinariamente puro nell'opera della Maroh. Un seme di una verità così perfetta, bella, brillante e fulgida da riuscire a espandersi tra i vari medium contaminando anche il cinema. Un'opera di imponente verità.

Magnus, Erotico e Fantastico. Opere 1980-1995 (Rizzoli Lizard)

Il maestro Magnus nella sua incarnazione più conturbante e intensa. Un viaggio nella perdizione e nel piacere, voluttuoso e senza censure, fatto di fumi, sete, leggende e brutale passione. Vietato ai minori di 18 anni.

Grazia Nidasio, Il libro della Stefy (Rizzoli)

Una grande e purtroppo non adeguatamente celebrata figura del fumetto italiano, Grazia Nidasio, ideatrice anche di Valentina Mela Verde, il cui talento straordinario di sintesi e umorismo riecheggia anche in queste storie della Stefy, uno dei suoi personaggi più amati. Un monumento da celebrare. 

(Più uno)

I miti di Chtulhu, Alberto Breccia (Comma 22)

Un oggetto misterioso, a metà tra il graphic novel, il racconto illustrato e qualcosa di più. L'incontro tra due maestri indiscussi che evoca una porta verso un'altra dimensione del fumetto. Per palati allenati e per chi vuole avere una visione completa del concetto di fumetto. 



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La maison Cartier si racconta in formato podcast attraverso le storie dei gioielli e dei personaggi che hanno fatto la storia del brand. Il progetto Cartier Confidential inaugura con una serie di 15 episodi (uno ogni venerdì) ideati per condividere gli avvenimenti più emozionanti e le curiosità sulle creazioni della maison.

Courtesy Press Office

Gli argomenti spaziano dalle storie dei profumi Cartier, alle collezioni di gioielli più famose: Santos, Juste En Clou, Love, a iniziative intraprese dal brand come il programma Cartier Women’s Initiative, oppure la collaborazione Fondation Cartier/Triennale, fino alla narrazione su personaggi che hanno fatto la storia della maison come Jeanne Toussaint, musa ispiratrice della celebre Panthère.

Courtesy Press Office

Cartier Confidential è disponibile sul sito www.podcastcartier.it e su Spotify, Apple Podcast e Google Podcast.



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Giulia Salemi è l'influencer metà persiana, metà iraniana, che per Fanpage.it ha risposto alle domande più cercate su Google che la riguardano. Ha raccontato di un ex fidanzato violento, del passato difficile, della malattia che si è ritrovata a combattere da bambina, dell'abito che diede scandalo a Venezia e dell'attuale successo.Continua a leggere

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Ci abbiamo (quasi) fatto l'abitudine, perché portare la mascherina è un gesto di protezione e di rispetto nei confronti di noi stessi e degli altri. E allora, perché non farlo in modo creativo, cercando di trasformare questo accessorio indispensabile in un dettaglio personale, scelto con cura? Se poi, come nel caso delle mask-covers di 2Shield, si riesce a unire il piacere della moda alla sicurezza, il gioco è fatto.

Mascherine 2Shield
Mascherine 2Shield

Design italiano (100% Made in Italy) e scintille di speranza: la fibra di alta qualità con cui queste mascherine sono realizzate a mano, è tempestata di cristalli iridescenti e borchie metalliche. Disponibili in diversi stili e colori, le mask-covers sono confortevoli, morbide, traspiranti e delicate anche sulle pelli più sensibili. La loro struttura tridimensionale le rende inoltre perfettamente adatte a qualsiasi forma di viso, oltre a essere lavabili, riutilizzabili e flessibili.

Bonus track: acquistare le mask-covers di 2Shield aiuta a fare del bene. Metà dei profitti ottenuti tramite le vendite online verranno devoluti all'Associazione Italiana Croce Rossa, per sostenere le azioni di soccorso nelle aree più colpite del Paese. 

Qui trovate la guida di Vogue alle mascherine firmate

Qui invece vi raccontiamo la storia delle mascherine charity dell'artista Ai Wei Wei

Ci sono poi mascherine ispirate all'estetica del balletto e mascherine di Harry Potter per i più piccoli

2Shield
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Lotta al razzismo sui libri

È facile sentirsi impotenti mentre si leggono le notizie di questo periodo, specialmente se si parla di ingiustizia razziale. Ma si può comunque cercare di dare una mano, ad esempio firmando le petizioni lanciate da Change.org e dalla National Association for the Advancement of Colored People (NAACP). Un'altra cosa utile che possiamo fare? Approfondire la nostra conoscenza della storia del razzismo sistemico in America e nel mondo. Abbiamo scelto per voi una serie di opere che vi aiuteranno a comprendere meglio la lotta al razzismo e il contesto in cui sono nate le proteste seguite alla scomparsa di George Floyd, un afroamericano di 46 anni morto mentre era in stato di fermo e bloccato a terra da un ufficiale del Minneapolis Police Department che ha tenuto il ginocchio sul collo dell’uomo per otto minuti e 46 secondi.

La libertà è una lotta costante di Angela Davis

Dopo la tragica morte di George Floyd sono state tante le frasi dell’attivista Angela Davis che sono diventate virali sui social, ma c’è tanto altro che possiamo imparare dall’icona del Black Power al di là degli slogan da postare su Instagram. Incominciate con La libertà è una lotta costante (Ponte alle Grazie 2016), una raccolta di pensieri e saggi sugli argomenti più vari, dall’eredità dell’Apartheid al significato delle proteste di Ferguson ai tanti modi in cui il razzismo ha offuscato il pensiero femminista negli anni.

La prossima volta, il fuoco di James Baldwin

Un classico del Movimento per i Diritti Civili, La prossima volta, il fuoco – Due lettere (Feltrinelli 1995) è diviso in due parti: la prima è una lettera che Baldwin scrive al nipote quattordicenne in occasione dei cento anni dall’abolizione della schiavitù; la seconda è una potente riflessione sugli anni della formazione dell’autore ad Harlem. Per quanto racconti la rabbia, totalmente giustificata, di Baldwin nei confronti delle condizioni in cui versava il Paese negli anni 60, per molti aspetti il libro è una lettura stimolante e piena di speranza. “Se noi – e intendo noi bianchi e noi negri relativamente consapevoli, ai quali, come ad amanti, tocca di risvegliare o di creare la consapevolezza anche negli altri – non veniamo meno nel nostro dovere ora, saremo in grado, noi manipolo d’uomini, di porre fine all’incubo razziale, di dare assetto al nostro paese e di cambiare la storia del mondo”. 

Amatissima di Toni Morrison

Il capolavoro di Toni Morrison, premio Pulitzer 1988, racconta il trauma collettivo degli schiavi e dei loro discendenti. Ispirato a una storia vera riportata dall’American Baptist nel 1856, il romanzo è incentrato sulla figura di Sethe, madre e schiava verosimilmente “fuggita” dalla piantagione fittizia “Sweet Home” per andare a vivere nello stato libero dell’Ohio, ma perseguitata, letteralmente e metaforicamente, dai fantasmi del suo tragico passato. Come dice la donna, “Liberarsi era una cosa, rivendicare la proprietà di quell’io liberato un’altra”. Una dimostrazione della grande forza del romanzo, e una lezione di profonda empatia.

Tra me e il mondo di Ta-Nehisi Coates

“Ti scrivo nel tuo quindicesimo anno”. Ta-Nehisi Coates precisa all’inizio della sua lunga lettera al figlio. “Ti scrivo perché questo è l'anno in cui hai visto Eric Garner morire soffocato per aver venduto delle sigarette: perché ora sai che Renisha McBride è stata colpita da un proiettile mentre chiedeva aiuto, che a John Crawford hanno sparato perché stava dando un'occhiata agli scaffali del supermercato. E hai visto uomini in uniforme sparare dall'auto e uccidere Tamir Rice, un bambino di 12 anni che avevano giurato di proteggere. E hai visto uomini in quella stessa uniforme prendere a pugni Marlene Pinnock, la nonna di qualcuno, sul lato della strada. Così ora sai, se non l'avevi già capito prima, che alla polizia del tuo Paese è stata conferita l'autorità di distruggere il tuo corpo”. A queste parole strazianti segue un’analisi sottile sulla centralità del razzismo in America e un importante studio sull’evoluzione del concetto fittizio di “whiteness”.

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Da qui, i contenuti in lingua inglese

Men We Reaped, di Jesmyn Ward

Oltre ai suoi intensi romanzi Salvare le ossa e Canta Spirito Canta (editi in Italia da NNEditore) la scrittrice vincitrice del National Book Award Jesmyn Ward è anche autrice di uno sconvolgente memoir, Men We Reaped, che racconta la morte di cinque giovani uomini neri in cinque anni della sua vita. Uomini “bloccati dalla povertà e dalla storia e dal razzismo”. Il titolo strizza l’occhio a un verso dell’attivista per l’abolizione della schiavitù Harriet Tubman pronunciata dopo una battaglia durante la Guerra Civile in cui persero la vita moltissimi soldati afroamericani: “Abbiamo udito il tuono, ed erano le armi pesanti; e poi abbiamo udito la pioggia cadere, ed era il sangue versato; e poi siamo andati a mietere le messi, e sono stati uomini morti che abbiamo raccolto”.

Why I’m No Longer Talking to White People About Race di Reni Eddo-Lodge

Il razzismo strutturale non è affatto un problema che riguarda solo gli USA, mette in chiaro Reni Eddo-Lodge nel suo libro Why I’m No Longer Talking To White People About Race. Il titolo fa eco al post che Eddo-Lodge aveva pubblicato sul suo blog nel 2014, diventato poi virale, in cui aveva dichiarato di essere stanca di provare a ragionare con bianchi che “vivono la loro vita negando che il colore della loro pelle è la norma, e che quella di tutti gli altri è una deviazione dalla loro”. Il libro approfondisce questo concetto, condannando la natura ingannevole del “white privilege” e tracciando le ramificazioni del pregiudizio razziale nel Regno Unito, dalla schiavitù ai linciaggi che si erano diffusi rapidamente nelle principali città britanniche dopo la prima guerra mondiale.

They Can’t Kill Us All: Ferguson, Baltimore, And A New Era In America’s Racial Justice Movement, di Wesley Lowery

Come reporter per il Washington Post, Wesley Lowery ha passato gran parte del secondo mandato del Presidente Obama a viaggiare di città in città per scrivere delle morti di neri disarmati da parte di ufficiali di polizia bianchi, come Michael Brown, Tamir Rice e Freddie Gray. They Can’t Kill Us All inizia con il violento arresto dello stesso giornalista durante le proteste di Ferguson per non essersi “disperso”, così gli era stato detto, abbastanza velocemente quando la polizia aveva sgomberato un McDonald’s, e poi continua raccontando mentre è in prima linea l’evoluzione del movimento Black Lives Matter. Una lettura imprescindibile in questo momento.

Inglorious Empire: What The British Did To India di Shashi Tharoor 

Scritto da un ex diplomatico delle Nazioni Unite poi membro dell’Indian National Congress a Nuova Delhi, Inglorious Empire respinge con fermezza qualunque idea romantica della colonizzazione in India. Pubblicato all’indomani della Brexit, il libro documenta la sottomissione sistematica di un Paese che all’inizio del 18° secolo possedeva il 23 per cento del potere economico globale, cifra che è precipitata al 3 per cento dopo che gli inglesi lasciarono l’India. E in un momento in cui la Gran Bretagna rispolvera le sue fantasie imperialiste, è un libro da leggere subito.

The New Jim Crow: Mass Incarceration In The Age of Colorblindness di Michelle Alexander

Come ha sottolineato Ava DuVernay nel suo straordinario documentario 13th (disponibile su Netflix), il 13° emendamento della Costituzione Americana proibisce la schiavitù “eccetto che come punizione per un crimine per cui la parte sarà stata riconosciuta colpevole nelle forme dovute”. L’avvocato per i diritti civili Michelle Alexander riflette sui tanti modi in cui questo cavillo è stato sfruttato, cercando di capire come mai il numero dei detenuti in America è cresciuto da 300.000 circa a più di due milioni fra gli anni 80 e il 2010. La sua teoria è che la guerra alla droga lanciata dal Presidente Reagan si sia rivelata soprattutto “un sistema sorprendentemente approfondito e ben studiato di controllo sociale basato sulla razza che funziona in modo incredibilmente simile alle leggi Jim Crow”. NB: alla fine del 2019, ben il 4,7 % di tutti i maschi neri millennial negli USA si trovavano in carcere, secondo uno studio condotto dallo Stanford Center on Poverty and Inequality.

The Good Immigrant: 21 Writers Explore What It Means To Be Black, Asian, And Minority Ethnic In Britain Today a cura di Nikesh Shukla

A cura del giornalista britannico Nikesh Shukla, questa raccolta di saggi pubblicata in crowdfunding comprende contributi di Reni Eddo-Lodge, Riz Ahmed e Vinay Patel, fra gli altri, che offrono il loro punto di vista personale sul razzismo così fortemente radicato nel Regno Unito. L’idea per un libro che parlasse di problemi razziali in Gran Bretagna nasce da un commento sotto uno degli articoli di Shukla per il Guardian. “Ero stufo marcio del preconcetto che se una persona di colore ha un’opportunità non è mai per merito o per capacità” ha detto a proposito del suo progetto. Incentrato sull’idea semplicistica che l’immigrato “buono” è quello rappresentato dall’atleta medaglia d’oro olimpica di origine BAME (Black, Asian and Minority Ethnic, NdR) e che l’immigrato “cattivo” al contrario è quello considerato solo un parassita che scrocca il denaro pubblico, il libro, che Shukla descrive come “un documento di quello che vuol dire essere un persona di colore oggi”, esplora il tema dell’“ansia costante” al centro dell’esperienza dell’immigrato.

Barracoon: The Story Of The Last Slave di Zora Neale Hurston

“Di tutti i milioni di uomini portati dall’Africa alle Americhe, è rimasto solo un uomo. Si chiama Cudjo Lewis e attualmente vive a Plateau, in Alabama, nella periferia di Mobile. E questa è la storia di Cudjo”. Inizia così Barracoon di Zora Neale Hurston, una raccolta di interviste fra l’autrice di Their Eyes Were Watching God e l’ultimo sopravvissuto conosciuto del Middle Passage del 1927, il passaggio degli schiavi attraverso l’Atlantico. Alla storia personale di Cudjo – lasciata nel suo poetico dialetto – si intrecciano i racconti di Hurston, che tenta in tutti i modi di convincere l’uomo a farsi intervistare: si presenta alla sua porta con cesti pieni di pesche della Georgia e una “scatola di polvere insetticida Bee Brand” per eliminare le zanzare. Un libro di importanza fondamentale e profondamente appagante.

Your Silence Will Not Protect You di Audre Lorde

“Io non sarò libera finché ci saranno altre donne prigioniere, anche se le loro catene sono molto diverse dalle mie”, aveva dichiarato Audre Lorde in un suo rilevante discorso in Connecticut nel 1981. “E non sarò libera finché una persona di colore resterà sottomessa. Non lo sarà nessuno di voi”. Tutte le opere di Lorde, che si descrive “black, lesbica, madre, guerriera, poetessa” meritano di essere lette più di una volta, ma questa raccolta dei suoi discorsi e scritti più importanti è il modo più immediato e intenso di conoscere la sua voce rivoluzionaria.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su British Vogue. 



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Sebago e Roy Roger's presentano una collezione di mocassini uomo per l'estate 2020: una capsule di quattro modelli caratterizzati dal mix di pelle e denim.

I due brand hanno un legame profondo insito nella loro storia: Roy Roger’s è stato il primo brand italiano a dare un’impronta Made in Italy al denim, il tessuto americano per definizione, mentre Sebago, marchio simbolo dell’upper class americana è divenuto italiano rimanendo fedele alle sue origini americane.

SEBAGO WITH ROY ROGER’S
SEBAGO WITH ROY ROGER’S
Courtesy Press Office

La collaborazione SEBAGO WITH ROY ROGER’S, svelata lo scorso gennaio durante Pitti Immagine Uomo, reinterpreta i classici modelli Dan Citysides e Portland Docksides di Sebago con il famoso denim Roy Roger’s, dando vita a calzature che esprimono lo spirito casual e l’idea di libertà che accomuna i due marchi.

SEBAGO WITH ROY ROGER’S
SEBAGO WITH ROY ROGER’S
Courtesy Press Office

Il mocassino quattro stagioni realizzato in pelle pieno fiore lucida è caratterizzato da un inserto in denim cimosato nella mascherina e cuciture ruggine caratteristiche dei capi di jeans. I mocassini da barca, sono invece reinterpretati con un mix di denim più pelle o denim più suede, oltre a un paio realizzato interamente in denim.

SEBAGO WITH ROY ROGER’S
SEBAGO WITH ROY ROGER’S
Courtesy Press Office

La collezione SEBAGO WITH ROY ROGER’S è disponibile online su royrogers.it e presso tutti store Roy Roger’s.



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Tendenza moda estate 2020: jeans bermuda. Modelli e outfit da copiare subito

Non solo pantaloni bermuda ma anche jeans: la moda detta le nuove regole in fatto di orli. Come potete vedere la lunghezza sfiora il ginocchio, appena sopra o sotto. La mezza misura sembra essere un buon compromesso, soprattutto se si cerca un capo smart, dove la femminilità incontra la praticità. 

Gli stilisti si stanno allontanando dagli shorts e dalle culottes, puntando su pantaloncini collegiali. La versione in denim è sicuramente più casual e solletica l'idea del riciclo: nessuno vi vieta di recuperali, tagliando un vecchio paio di jeans. 

Le nostre scelte dalle sfilate primavera estate 2020 Celine
Celine
Chanel
Chanel
Givenchy
Givenchy
Saint Laurent
Saint Laurent
Outfit street style con i jeans bermuda Celebrity Sightings In New York City - July 16, 2019GothamStreet Style : Paris Fashion Week -Haute Couture Fall/Winter 2019/2020 : Day TwoKirstin SinclairStreet Style - Berlin Fashion Week Spring/Summer 2019 - July 6, 2018Christian VierigStreet Style - Berlin - July 6, 2019Christian Vierig


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Un marchio, una passione, un cammino lungo 110 anni. Tutto ha inizio da quel lontano 1910 quando il primo Baldinini, Gimmi, investe in una propria attività a San Mauro Pascoli, distretto romagnolo dalla forte vocazione calzaturiera, e tuttora legata fortemente con il territorio. Nel segno di una grande capacità imprenditoriale e di una innata propensione e sensibilità alle mode, la maison è sempre stata “al passo con i tempi”.

Baldinini celebra il suo anniversario con la speciale capsule collection 110 Edition (qui sotto in gallery): la collezione autunno inverno 2020 2021 ripercorre l’archivio del brand, dalle décolleté agli stivali texani, quest'ultimo nato negli anni 80 e diventato un'icona dell'azienda romagnola, proposto e rinnovato seguendo il guizzo creatività del tempo. Le calzature che compongono la 110 Edition arricchiscono così l'ambizioso Progetto Archivio lanciato nel 2018, che ripropone e attualizza i modelli emblema dell'azienda Made in Italy.

L'anniversario di Baldinini avrà il suo climax con il museo corporate all'interno dell'headquarter del marchio: grazie a un accordo con l'Università di Bologna le calzature simbolo presenti in archivio sono state catalogate e inserite in uno speciale percorso. Infine, il progetto diventerà un vero e proprio Walking Museum itinerante, con vetrine dedicate in selezionati store Baldinini nel Mondo.

Auguri Baldinini! #Baldinini110years

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Fare un salto nel buio e optare per i tagli capelli corti può spaventare alcune, ma non c'è niente come un buon haircut per ravvivare la chioma, portare il movimento alle lunghezze e dare enfasi allo sguardo. Non sorprende infatti che spesso si punti sui tagli capelli corti non appena si cambia amore o lavoro: d'altronde rivoluzionare il look è proprio come voltare pagina.

Senza dimenticare che il lockdown da cui stiamo piano piano uscendo ha aumentato il desiderio di dare un taglio netto al passato e iniziare un nuovo capitolo la prossima estate. 

Ma prima di pentirsi della scelta (troppo) drastica la senior hairstylist di John Frieda Salons Melanie Pellegrini afferma che si dovrebbe sempre “Considerare la propria quotidianità e la routine, per essere sicuri che il taglio sia bello anche al di fuori del salone”. Raccomanda inoltre di fare scorta di prodotti ad hoc che conferiscono corpo e consistenza.

Ecco allora le foto di 35 tagli capelli corti delle celebrities per ispirare il vostro nuovo look.

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato su Vogue.co.uk

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